Sachwalter-Richter-Rentner-Angehörige

Man musste erheben,dass auch in Südtirol Rentner/innen,welche mit Psychischen Störungen Leiden, deren Kinder durch den Sachwalter/in und Richter/in abgeschirmt werden.In Algund konnte man Recherchieren,wie eine alte Dame die Polizei angefleht hat,und mit weinenden Herzen gesagt hat,warum Sie denn nicht Ihre eigene Tochter sehen dürfe.Die Polizei von der Quästur Meran hat diese Informationen nicht sofort der Richterin und Sachwalterin weitergeleitet.

Es ist ein Rätselt,warum die Polizei nicht das Wohl der Rentnerin schützt und der Richterin Gufler bekanntgibt,dass die Rentnerin nur eine Tochter hat,welche Sie das Recht hat zu sehen.Hier die Rentnerin wie Sie vom Balkon bittet,die Tochter sehen zu dürfen.Stattdessen wird Sie wie eine Gefangene im Altersheim eingesperrt.Diese Zustände dürfen nicht unter dem Teppich gekehrt werden und die Richter sind aufgefordert nicht weiterhin Unfug zu betreiben.Das Landesgericht in Bozen ist gelinde gesagt,nicht der Herr der Lage,den Rechten Weg zu finden.Als die Mutter vom Balkon herunterruft,Sie möge die Tochter sehen,wurde Sie wie im Foto ersichtlich hier von der Pflegerin vom Altersheim Algund ins Gebäudeinnere gezwungen. Unser Tipp,bleiben Sie fern von Strukturen der öffentlichen Hand.

ITALIENISCHE REGIERUNG ENTPUPPT SICH ZUM MÖRDER

In Italien versterben immer öfters Menschen in Gefängnissen .Der schlechte Zustand in den Gefängnissen in Italien ist schlimmer als der Begriff „Unwürdige Haltung von Lebewesen“.Der Regierung von Italien ist es bekannt,dass sich Menschen in Gefängnissen wegen der nicht Zumutbaren Haltung und Standart das Leben nehmen.

Aus Politischen Kreisen vernimmt man Aussagen wie z.b. es handelt sich eh nur um DNA Schlechte Personen.Diese DNA kann man auch verrotten lassen.Dass Politische Aussagen in dieser Art auch noch in den Hierarchieren der Staatsanwaltschaft und Gerichtsbarkeit auch in Bozen Südtirol Fuss gefasst haben,beweisen die Statistiken.

Strassburg möge sich der Prekären Zustände der Haftanstalten annehmen und die Italienische Regierung nicht nur zu Mahnen, sondern zu Sanktionieren,diesen Zustand sofort zu beheben mit einer Amnestie und dem Abbruch der nicht mehr Lebenswerten Infrastrukturen der Gefängnisse,damit dieser Menschenverachtende Zustand von der Gerichtsbarkeit nicht weiter betrieben werden kann.Die Regierung Conte müsste wegen dieser Unwürdigen Haltung, gemeinsam mit jenen Kammer und Senatsabgeordneten,welche gegen eine Amnestie sind und sich am Ableben der Insassen damit Involviert werden,dem Gericht in Strassburg stellen,da Sie die Menschenrechte verletzen.

SGARBI ALS BÜRGERMEISTER SORGT FÜR AUFSEHEN UND VERBIETET IN SEINER GEMEINDE DAS TRAGEN DER MASKEN LAUT GESETZ AUS DEM JAHRE 1970-77

Kaum zu Glauben,dass LH.Kompatscher und die anderen Politiker Südtirols, sich für das tragen von Mundmasken einsetzen obwohl es ein Gesetz verbietet.Dieses Gesetz ist immer noch Aufrecht,daher sollten Sie bestraft worden sein,weil Sie keine Mundmaske tragen,Reichen Sie Rekurs ein und beziehen Sie sich auf dieses Gesetz.

E’ tutt’ora vigente l’art. 85 TULPS, il quale stabilisce che “è vietato comparire mascherato in un luogo pubblico”, e che “è vietato l’uso della maschera nei teatri e negli altri luoghi aperti al pubblico, tranne nelle epoche e con l’osservanza delle condizioni che possono essere stabilite dall’autorità locale con apposito manifesto”. Chi contravviene, e chi, invitato, non si toglie la maschera, è punito con la sanzione amministrativa da euro 10,00 a euro 103,00. Si tratta di fattispecie che fino al 1981 ha avuto rilievo penale, e che la legge 689/1981 depenalizzò. La giurisprudenza su questa norma, peraltro, risale al solo periodo in cui girare mascherati in pubblico senza autorizzazione costituiva reato. E’ quindi assai remota, la più recente risale agli anni Settanta, ed era comunque assai univoca. La Corte di Cassazione, nel 1976 (sentenza n. 11339 dell’8.6.1976) affermava che “il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico ha carattere assoluto, essendo diretto ad impedire che mediante il mascheramento possano compiersi reati. A tal fine il mascheramento è vietato ogni qualvolta il travisamento o il travestimento siano effettuati in modo da precludere l’immediato e sicuro riconoscimento del soggetto: ciò avviene, ad esempio, nel caso in cui un uomo si travesta e si trucchi da donna con alterazione dei connotati essenziali del sesso e della persona fisica”. Addirittura concludeva la Cassazione (a quell’epoca) dicendo: “ricorrendo le condizioni a cui si è appena accennato, l’uso di abbigliamento unisex non esclude la configurabilità del reato”. Evidentemente, grande preoccupazione, allora, risiedeva nel pericolo che il viandante, o comunque l’utente della strada (in moto o in auto) non fosse innanzitutto classificabile quanto al sesso, perché questo già pregiudicava la sua riconoscibilità. Tra parentesi, doveva trattarsi di un abbigliamento unisex di pregevolissima fattura, che, soprattutto, annullasse del tutto i contorni dei fianchi e impedisse di farli tipicamente risalire al maschio o alla femmina. Oggi sarebbe difficile porre all’indice tuniche e quant’altro, all’ordine del giorno per chi proviene da paesi arabi e africani. Nulla quaestio, allora, doveva essere per il chador, che viene indossato solo dalle donne (se non fosse che, però, il chador nasconde i connotati). La Cassazione, affermando il divieto “assoluto” stabilito dall’art. 85 TULPS, aveva comunque posto l’accento sul fatto che il mascheramento potesse aiutare, in caso di reati, ad “eludere le indagini e le ricerche della polizia a causa dell’impossibilità e della difficoltà di un immediato e sollecito riconoscimento dell’agente”. Specificava la Corte (in maniera invero tautologica) che si aveva mascheramento “ogni volta che il travisamento o il travestimento del soggetto siano effettuati in modo tale da impedirne il sicuro riconoscimento” (Cass. 2.3.1973, n. 5516). Ma, di nuovo, la Cassazione aveva puntualizzato che comparire mascherati in luogo pubblico significava porsi “in condizioni atte a dissimulare la propria personalità nei caratteri esteriori immediatamente percepibili”, e ciò era possibile “sia occultando i dati somatici del viso con uso di maschera vera e propria, sia mediante travestimento e travisamento delle caratteristiche della persona in maniera da impedirne il riconoscimento”. Pertanto, “dissimulare il proprio sesso (caratteristica della personalità fisica normalmente di sicura acquisizione attraverso i caratteri somatici e l’abito) indossando abiti femminili in modo da apparire di sesso diverso, realizza quella situazione di pericolo sanzionata penalmente dell’art. 85 TULPS” (Cass. 23.2.1973, n. 4904). Tanto accanimento sui particolari dell’abbigliamento (e forse anche del trucco) fa pensare che travestiti e viados, allora forse fenomeni incipienti, fossero duramente contrastati. Con sentenza 12.2.1971 n. 151, la Cassazione aveva anche offerto una lettura “autentica” di questa disposizione, affermando che la norma del primo comma dell’art. 85 “ha carattere assoluto, essendo diretta a impedire che mediante il mascheramento, che può attuarsi anche nella forma del travestimento della persona in abiti femminili (ancora!), possano compiersi azioni criminose o illecite, tra le quali vanno annoverate quelle contro il buon costume”, mentre il terzo comma ha carattere relativo, in quanto “consente soltanto in casi eccezionali e con modalità espressamente stabilite, l’uso della maschera vera e propria, quella cioè che copra il viso, che è cosa ben diversa dal travestimento o dal travisamento”. Tanta insistenza sull’ipotesi che, per commettere reati, ci si dovesse travestire con abiti femminili (e perché non anche l’inverso?) forse tradiva una visione un po’ maschilista della criminalità, nel senso che sarebbero i maschi che più facilmente delinquono, e per sviare sospetti o attenzioni mentre lo fanno, si travestono da donne. Anche questi, forse, erano retaggi dell’epoca. Significativo, in ogni caso, era il riferimento ai travestimenti con abiti femminili che meglio consentivano reati contro il buon costume, e che era forse tipico di una non sopita demonizzazione della femmina in quanto tale. In questi termini, più esplicita ancora era un’altra pronuncia, ove si diceva che il travestimento con abiti femminili era “correlativo alla maggiore facilità di commissione di reati o di attentati alla pubblica moralità” (Cass. 20.10.1969, n. 1311). Dichiaratamente, poi, un’altra sentenza aveva affrontato il problema, adducendo a chiare lettere che “nelle ipotesi di travestimento o travisamento vietato rientrava il fatto dell’omosessuale che, per esercitare la prostituzione, si presenta in luogo pubblico accuratamente travestito da donna rendendosi facilmente riconoscibile” (Cass. 17.3.1969, n. 423). Oggi, veramente, pare del tutto superata un’ottica di questo genere. La prostituzione dell’omosessuale (maschio) non sembra abbisognare di travestimenti tesi a dissimulare la propria identità per non essere scoperti dalle forze dell’ordine, quanto, più prosaicamente, a rendersi più appetibili in relazione alle multiformi perversioni possibili. L’avversione per questo genere di messe in scena aveva portato anche ad affermare che rispondeva del reato di cui al primo comma dell’art. 85 (ossia, di contravvenzione al c. d. “divieto assoluto”) chi si travestiva “in abiti donneschi senza maschera sul viso” (Cass. 7.11.1967, n. 1644). Insomma, il corpo era più espressivo della faccia. Come si vede, una simile fioritura di giurisprudenza di legittimità su un reato di importanza così secon- daria da essere di lì a poco depenalizzato, si spiegava con una particolare e peculiare idiosincrasia per i travestimenti e la commistione dei sessi. Anche perché, come detto, razionalmente, un uomo vestito con abiti femminili, ma a volto scoperto, scrutando bene la sua faccia, dovrebbe essere riconoscibile (a meno che non ci si trovi di fronte a un trasformista di professione alla Leopoldo Fregoli, ma questa è solo un’ipotesi di scuola). E’ molto più pericoloso un guappo in motorino col casco, che si dedica agli scippi nei violetti, ad esempio. E poi, di nuovo, occorre chiedersi perché una donna travestita da uomo (magari con barba e baffi finti) non potesse essere egualmente pericolosa, o forse più. Tutta questa ansia e preoccupazione per l’uomo mascherato (rectius, travestito) da donna, poi, nemmeno si conciliava con un’austera e tassativa pronuncia della Corte Costituzionale intervenuta proprio in quegli anni (sentenza n. 39 dell’11.3.1970), ove si dichiarava la illegittimità costituzionale dell’art. 220 TULPS nella parte in cui imponeva l’arresto obbligatorio di chi contravveniva al divieto di comparire mascherato in luogo pubblico, in quanto, affermava la Corte, “di per sé, la mascheratura non denota alcuna pericolosità del soggetto attivo”. Oggi, forse, una simile visuale andrebbe riveduta e corretta. Con il proliferare delle occasioni di feste mascherate (non solo Carnevale, ma anche Halloween e varie saghe più o meno paesane), le occasioni per delinquere approfittando della mascheratura consentita da usi e consuetudini è un rischio reale (la cronaca anche recente lo conferma). Occorrerebbe, allora, una regolamentazione seria, che andasse al di là della semplice sopravvivenza di un articoletto depenalizzato che stabilisce una piccola sanzione pecuniaria. Anche perché, seriamente, se un soggetto mascherato invitato a togliersi la maschera non ottempera all’invito, come si fa a contestargli immediatamente l’infrazione, come prescritto dall’art. 14 legge 689/1981? Lo si identifica mentre lui mostra i documenti tenendo la maschera? Impossibile, in questo modo potrebbe presentare i documenti di chiunque. Occorrerà, allora, mettergli le mani addosso, cioè togliergli la maschera coattivamente, attraverso una perquisizione ai sensi dell’art. 352 cpp, ritenendo che questo indebito rifiuto sia funzionale a qualcosa di grave (la commissione di un reato), oppure, ai sensi dell’art. 349 c. 4 cpp, condurlo al più vicino comando di polizia per identificarlo compiutamente, e dove egli potrà essere trattenuto fino a dodici ore. Nel caso poi il soggetto volesse tenere la maschera per tutte le dodici ore, sarebbe veramente da perquisire. E allora, sarebbe meglio regolamentare in maniera più penetrante e coerente l’uso della maschera, anche (e soprattutto) in occasione nelle feste comandate (per la maschera).

SÜDTIROL AUTONOMIE ODER EINE NEUE „REPUBLIK SÜDTIROL“

Ein neuer Status steht im Raum.Südtirol wird eine neue Republik.Als Statuten werden die Menschenrechte als Grundrechte angeführt.Zusätzliche Regeln basieren aufgrund der EU-Vorgaben.Die Republik Südtirol wird aus einem eigenen Kammer uns Senat gegründeten Parlament bestehen mit dem Präsidenten,welche das Volk wählt.Zeitgleich wird die Republik sich nicht der WHO anschließen. Somit bekommt Südtirol als neues gegründetes EU Land einen neuen Status ,welcher nicht mehr der Rom-Regierung und deren Vorgaben unterworfen sein wird.Die Republik Südtirol wird ein Neutrales Land ohne Militär und ohne Waffengewalt.So ist es aus einer Niederschrift zu entnehmen.Das Datum ist derzeit noch nicht bekannt gegeben worden.Als Kandidaten/innen zur Wahl könne sich jeder Registrieren,heisst es weiter.Alle Infrastrukturen,welche Rom angehören werden daraufhin aufgelassen,bzw. Automatisch übernommen.Eine Militärbesatzung wird es in Südtirol nicht geben,da es innerhalb der EU Staaten und dem Abkommen dieser,keinen Krieg mehr geben darf.

PSYCHOTRILLER Weltweite Folter

Die WHO gemeinsam mit Psychiatern,Politikern und deren Hampelmänner , den Institutionsvertretern verdummen das Volk mit den Maskenschummelaktionen.

Es ist bekannt,dass Corona Virus bzw. der Covid Virus nicht aus dem Mund der Menschen bzw. Tiere stammt. Um die Wahrheit zu Decken,dass Covid Corona Virus von einer ganz anderen Herkunft stammt,verblöden die Politiker die Menschen mit Auflagen. Es ist nun höchste Zeit mit diesem Unfug und Volks Verängstigung ein Ende zu setzen und die Wahrheit an die Menschen zu bringen. Wie Bakterien und Viren gedeihen ist vielen bereits bekannt,aber sicher nicht aus dem Mund der Menschen und Tiere.Masken den Menschen aufzuzwingen verletzt das Menschenrecht.Masken dem Menschen aufzuzwingen,welche eigendlich Kerngesund sind und keine Ansteckungsgefahr Dritter sind fällt unter Folter.

FOLTER

WELTWEIT VERBOTEN, WEIT VERBREITET

Folter ist absolut – das heißt ohne jegliche Ausnahme – verboten. Trotzdem werden systematisch und routinemäßig Gefangene weltweit gefoltert. Menschen sollen so erniedrigt und eingeschüchtert werden, um Geständnisse oder Informationen zu erpressen.Folter und Misshandlungen sind zum Beispiel Schlafentzug, Schläge, Elektroschocks, simuliertes Ertrinken („Waterboarding“), Todesdrohungen, sexueller Missbrauch und Vergewaltigungen. Betroffene kämpfen oft ihr Leben lang mit den körperlichen und psychischen Folgen.Amnesty International kämpft für eine Welt ohne Folter. Wir fordern von allen Regierungen, Folter zu verhindern, die Täter*innen vor Gericht zu bringen und die Opfer zu entschädigen.

Niemand darf der Folter oder grausamer, unmenschlicher oder erniedrigender Behandlung oder Strafe unterworfen werden.

ADOLF HITLER UND DEREN PSYCHIATER ALS HINTERMÄNNER

Die Hintermänner von Adolf Hitler,welche mit Geschick gewusst haben,Adolf Hitler als Maler zum Weltbekannten Diktator zum Aufstieg zu verhelfen,wobei viel Unheil auf dieser Erde vollzogen wurde bekommt nun einen Orden.Fraglich bleibt,wie es sein kann,dass auch heute noch die Psychiater mit ihren DSM Manualen welche Sie selber per Handaufheben schreiben und zum Machtinstrument verwenden,eine Gerichtsmacht haben.

Sein Geburtshaus wurde vom Österreichischen Staat von deren Eigentümerin enteignet,wobei Österreich als Republik das Menschenrecht verletzt hat,denn das Recht auf Eigentum darf niemanden genommen werden.Mit dem Enteignungsgesetz hat der Staat Österreich jedoch sich über dem Gerichtsweg durchgeboxt,wobei auch deren Richter das Menschenrecht herangenommen haben.Nämlich den Art. 17

Jeder hat ein Recht auf Eigentum Menschenrecht Art.17 besagt :

Jeder darf alleine oder mit anderen Eigentum besitzen. Niemandem darf willkürlich sein Eigentum weggenommen werden.Zwangsenteignungen sind also verboten. Wenn Land für eine neue Autobahn oder eine Flughafenerweiterung gebraucht wird, darf der Staat Bürger nicht einfach enteignen. Der Staat muss den Besitzern ihren Boden abkaufen. Wehren sie sich, muss ein Gericht entscheiden, ob das öffentliche Interesse so groß ist, dass die Besitzer ihr Eigentum abgeben müssen. In dem Fall haben sie aber ein Anrecht auf eine Entschädigung. Fraglich ist nun über deren Höhe welche die Republik der Eigentümerin bezahlen muss und wie es bewertet werden kann,denn es handelt sich hier um das Geburtshaus welches Geschichtscharakter hat und als Museum viel Geld hätte hereinbringen können.

Innenminister präsentierte nun Sieger-Entwurf des Architekturwettbewerbs Hitlerhaus-Umbaues.Dieses Geburtshaus soll nun nicht mehr als Museum verwendet werden,sondern es soll dort eine Polizeistation eingerichtet werden.

Entschädigung für die Enteignung des Geburtshauses von Adolf Hitler

Die Entschädigung für die enteignete Liegenschaft, auf der sich das Geburtshaus von Adolf Hitler befindet, ist anhand des Verkehrswerts zu bemessen. Der durch die Enteignung bewirkte Entfall des besonderen Vorteils aus einem mit dem Bund abgeschlossenen Mietvertrag über das Haus ist durch die Enteignungsentschädigung nicht abzugelten.

Gemäß dem entsprechenden Bundesgesetz über die Enteignung der Liegenschaft, auf der sich das Geburtshaus von Adolf Hitler befindet, nahm der Bund zur dauerhaften Unterbindung der Pflege, Förderung oder Verbreitung nationalsozialistischen Gedankenguts oder eines bejahenden Gedenkens an den Nationalsozialismus das lastenfreie Eigentum an dieser Liegenschaft in Anspruch. Mit Bescheid des Bundesministers für Inneres wurde die dafür zu leistende Enteignungsentschädigung mit (nur) 310.000 EUR festgesetzt.

Aufgrund des Antrags der enteigneten Eigentümerin auf gerichtliche Neufestsetzung der Entschädigung bestimmte das Erstgericht diese mit rund 1.500.000 EUR, wobei es berücksichtigte, dass der Bund das Gebäude bereits seit längerer Zeit zu für die frühere Eigentümerin wirtschaftlich vorteilhaften Bedingungen gemietet hatte, um eine Nutzung zum Zweck einer nationalsozialistisch geprägten Vereinnahmung zu verhindern.

Das Rekursgericht setzte die Entschädigung in Abänderung dieser Entscheidung mit 812.000 EUR fest, weil nur auf den nach marktwirtschaftlichen Prinzipien von Angebot und Nachfrage zu ermittelnden Wert der Liegenschaft abzustellen sei. Der Entfall der besonderen Vorteile der Eigentümerin aus dem bis zur Enteignung bestehenden Mietvertrag mit dem Bund sei bei der Bemessung der Enteigungsentschädigung nicht zu berücksichtigen.

Der Oberste Gerichtshof bestätigte die Entscheidung der zweiten Instanz. Dass das Rekursgericht den Entfall der besonderen Vorteile der Eigentümerin aus dem mit dem Bund bestehenden Mietvertrag bei der Bemessung des Verkehrswerts der enteigneten Liegenschaft unberücksichtigt ließ, begegnet im Hinblick auf den Zweck jeder Enteigungsentschädigung, die Vermögensdifferenz auszugleichen, die der Enteignete durch ein ihm abverlangtes Sonderopfer erleidet, keinen Bedenken,so das Gerichtsurteil.

Museumsdirektorin warnt: „Geschichte darf man nicht unsichtbar machen“

Erneut Tote in Gefängnissen von Italien

Es ist nicht zu verstehen,warum Minister Conte es weiterhin zulässt, dass in Italiens Gefängnissen, jeden Tag Menschen Ihr Leben verlieren und unter nicht zumutbaren Zuständen , mit Menschenmisshandlungen wie z.b. schlechter Ernährung und Schmutz wie Fekalien in den Zellen und Mauern , den Alltag verbringen müßen.Diese Italienischen Regierungsvertreter und Direktoren gehören in Straßburg zu harten Strafen wegen Mord an Insassen und Menschen-unwürdiger Haltung verurteilt.

Außenminister Schallenberg bei SVP: Wiederherstellung autonomer Kompetenzen hat Priorität

Am 6.Juli 2020 Montagnachmittag war der österreichische Bundesminister für europäische und internationale AngelegenheitenAlexander Schallenberg zu Besuch in der Parteizentrale in Bozen, um sich mit SVP-Parteiobmann Philipp Achammer, Landeshauptmann Arno Kompatscher und dem SVP-Präsidium auszutauschen. Besprochen wurden dabei mehrere wichtige Themen der aktuellen politischen Agenda, vor allem aber ging es um die Wiederherstellung jener autonomen Kompetenzen Südtirols, die seit der Streitbeilegungserklärung 1992 eingeschränkt worden sind. Dieses Ansinnen findet sich auch im Regierungsprogramm der aktuellen österreichischen Bundesregierung wieder.

„Damit wird die italienische Regierung daran erinnert, dass in einigen Kompetenzbereichen des Landes zumindest der Status von 1992 wiederhergestellt werden muss. Natürlich werden wir weiterhin darauf drängen, dass dies in Verhandlung zwischen Bozen und Rom passiert. Österreich wird aber darüber wachen“, so SVP-Obmann Philipp Achammer. Mit Abgabe der Streitbeilegungserklärung 1992 haben Italien und Österreich gemeinsam den damals erreichten Stand an Autonomie für Südtirol als Erfüllung des Pariser Vertrages akkordiert. In den folgenden Jahren wurde diese Autonomie aber sukzessive, insbesondere durch die Judikatur des italienischen Verfassungsgerichtshofes, eingeschränkt. Dies wird in einem umfassenden Gutachten der Universität Innsbruck (Walter Obwexer/ Esther Happacher) aus dem Jahr 2015 belegt.

„Besonders in diesen Zeiten – in Zeiten der Verunsicherung – ist die enge Zusammenarbeit zwischen Südtirol und Österreich von enormer Bedeutung“, so der SVP-Obmann und meint weiterhin: „Vor allem in Krisenzeiten tendieren Staaten dazu, Kompetenzen und autonome Rechte an sich zu reißen. Auch auf römischer Ebene sind derartige Tendenzen wahrnehmbar. Österreichs Schutzfunktion für Südtirol spielt in diesen Zeiten deshalb eine noch größere Rolle. Auf institutioneller sowie auf parteipolitischer Ebene blicken wir auf eine gewinnbringende und vertrauensvolle Zusammenarbeit zurück, die heute eine weitere Fortsetzung erlebt, denn Bundesminister Schallenberg ist ein profunder Kenner der Südtirol-Themen.“ Diese Vertrauensbasis ermögliche besonders jetzt einen guten Austausch, die sich in einer Vielzahl von Bereichen bemerkbar mache, so Philipp Achammer. Auch das Thema der österreichisch-italienischen Doppelstaatsbürgerschaft bleibe ein Anliegen der Südtiroler Volkspartei, so der Parteiobmann.

Außenminister Alexander Schallenberg bestätigte am Ende des Treffens, dass Österreich sich seiner Verantwortung gegenüber den Südtirolerinnen und Südtirolern deutscher und ladinischer Sprachgruppe sehr bewusst sei und hob hervor, dass die Gespräche überaus konstruktiv waren. „Diese Partnerschaft“, so Außenminister Schallenberg, „machte sich bereits in der Vergangenheit bezahlt und Südtirol als unser Herzensanliegen kann weiterhin auf die Unterstützung Österreichs bauen“.